IATO Story
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La storia della IATO di Nusco (AV), gia nello sviluppo del suo acronimo che qualcuno vuole sia "Industria automobilistica Toscana" o secondo altri sia "Industria automobilistica Torinese officine" accende interesse sulle sue vere origini. Questa è la storia di una fabbrica di fuoristrada fallita alcuni anni fa, che è stata trattata da molti come inchiesta giornalistica sul malcostume tutto italiano di finanziare tutto pur di spendere, e che offre molto materiale a chi voleva o ancora oggi vuole scriverne in quel senso. 

A noi interessa ricordare il lato tecnico ed automobilistico della vicenda e quindi poiché soprattutto i più giovani, e forse anche molti meno giovani spesso neppure sanno di questo fuoristrada di produzione italiana il cui stabilimento destinato alla loro produzione su larga scala vide la luce a Nusco, nell'alta Irpinia Avellinese si dice per volere di un democratico cristiano di lungo corso nel 1989 racconteremo la Iato evitando di "sbavare" in commenti politici o da inchiesta do cronaca giudiziaria. 

Il mezzo del quale si sa pochissimo, vode la luce nel 1992 e venne prodotto in meno di 50 esemplari e mosso da tre diverse motorizzazioni Fiat: due a benzina, la IATO 1600 SPI (1.585 cc.) e la IATO 2000 CHT (1.999 cc.) e uno a gasolio, la IATO 2000 TD (1.929 cc.). 

La carrozzeria era di vetroresina, appunto con motorizzazioni progettate e prodotte da grandi case automobilistiche secondo quello che ai tempi era un indirizzo che già altri costruttori minori tra i quali la Carrozzeria Greppi di Colico che dopo avere prodotto DuneBuggy , mise in produzione due fuoristrada con motore Ford, avevano individuato per la convenienza dei costi e per avere un prodotto che non soffrirà del deperimento della carrozzeria per via della ruggine. 

L’avventura del “fuoristrada italiano”, che doveva essere il baluardo nazionale all'avanzare dei fuoristrada medio piccoli di produzione giapponese, iniziò in modo presumibilmente un po troppo pionieristico: addirittura pare che non esistesse una rete di vendita vera e propria, e che i mezzi prodotti vennero venduti ai Vigili del Fuoco ed all' Enel. 

Va da se che automobilisticamente parlando siamo "golosi" di informazioni sulla fine di questi mezzi, che tipicamente dopo un certo numero di anni finisco per essere venduti all'asta e quindi saranno passati di mano e finiti nel parco auto di qualche collezionista. 

Invitiamo quindi chiunque sia depositario di informazioni, fotografie o altro di contattarci per poterci permettere di mettere a disposizione dei nostri visitatori il materiale che ci perverrà. 
Milano 25/07/2009

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